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Afghanistan 2010 • Mistero afghano • Da quelle carte una spinta per il ritiro • L'Afghanistan che non si può dimenticare • "Jirga di pace" in tempo di guerra • L'abbraccio arcobaleno di San Giovanni • Omertà dell'Italia • La farsa afghana • Un'Italia bipartisan alla guerra impunita • L'America scopre che la guerra è inutile 2009 • Anche Obama ha la sua guerra • Le truppe occidentali sostengono un governo corrotto a Kabul • Afghanistan Addio • Voto tragico a Kabul • Karzai peggio dei taleban 2008 • La trappola Afghanistan • Bush e lo spettro del terrorismo • Giustizia in Afghanistan 2007 • L'arma vincente • Ma non dovevano liberarle dal burqa? • Le donne di Kabul • Bamiyan, una strada per Habiba 2006 • La "quota rosa" che rischia la vita • Afghanistan: a quando il ritiro? 2005 • I signori delle armi e del cemento • Urne chiuse, il disincanto di Kabul 2004 • i record di un narco-stato 2003 • Afghanistan, torna la carta dei taleban 2002 • «Il mullah Omar è ancora qui» • Full metal jacket a Kandahar • I Signori della guerra contro le donne • Ecco le stragi che Bush nasconde • Gli amanuensi della libertà • Kabul, riparte l'Opium Express • Le donne di Kabul si rimettono al lavoro • Sull'orlo della guerra civile 2001 • Barbe e tv. E la stessa miseria • Le reclute taleban in cella a Kabul • La guerra e i suoi figli a Kabul • Voci da Peshawar • L'odissea dei profughi • Fuga in massa da Kabul • Persecuzione razziale a Kabul • Marchio giallo a Kabul
Algeria 2009 • Bouteflika presidente a vita • La vittoria preventiva di Bouteflika 2008 • Strage in Kabilyia • La rivolta del Maghreb 2007 • Algeria, Fln vince senza entusiasmo • Il voto dello scontento • Algeria con il fiato sospeso 2006 • Se il velo si converte alla moda • Nuovi ricchi e "orientalismo" 2005 • Stuprate per punizione 2004 • «Le Matin», fine annunciata di un giornale troppo scomodo 2001 • La nuova intifada berbera 1999 • Nel cuore della casbah 1998 • Berberi e arabi resistono alla legge di arabizzazione forzata • Una primavera di proteste sociali • La società dell'Islam 1997 • La periferia degli orrori • La Jihad sotto dettatura • Terrorismo • Nel nome di Kahina 1996 • Il velo e la spada dell'intolleranza • ISLAM Tre anime dell'Algeria a confronto • I patrioti di Boufarik 1995 • Le arance di Boufarik
Altre/altri 2010 • Per Rina
Bosnia 2010 • Srebrenica, quindici anni dopo 2007 • Bosnia, il seme wahabita • Sei algerini a Guantanamo • Bandiera nera sulla Bosnia • Bosnia, i mujahidin tagliavano teste
Caso Calipari 2010 • Le prove di WikiLeaks 2009 • Letter to Hillary Clinton • Lettera a Hillary Clinton • In memoria di Nicola Calipari 2008 • L'impunità annunciata • In nome della bandiera 2007 • The final word has not been spoken • Il film del soldato, tra finzione e realtà • Le menzogne di Mario Lozano
Caso Calipari/rapimento 2010 • Perché non voglio la testa di Lozano
Cile 2006 • Chuqui Viaggio nella più grande miniera di rame a cielo aperto • Intervista a Michelle Bachelet
Donne 2010 • La prigione femminile più grande del mondo 2009 • Frustata dai taleban, in tv • Iraq, si pagano i maschi che sposano le vedove 2008 • Taslima in fuga • Somalia, lapidata allo stadio • Malalai Kakar, ultima vittima del talebanismo • Passioni criminali • Velociste con il velo • Il velo non evita le molestie sessuali 2007 • La vita sotto il burqa • Eritrea, al bando l'infibulazione 2006 • Quando è etnico è un crimine di guerra
Guerra 2009 • War stress • La guerra dentro
Iran 2009 • La partita nucleare • Con le donne iraniane 2006 • Una repubblica islamica secolare
Iraq 2010 • 600 mila morti dopo • Missione incompiuta • Strage tra reclute • Braccio di ferro sul governo • Iraq, ribaltone post-elettorale • Al Maliki scommette sul ribaltone sciita • Allawi, muscoli e astuzia • Vincono i laici di Allawi • Testa a testa Maliki e Allawi • Al Maliki canta vittoria • Falluja, la guerra infinita • Iraq al bivio • Elezioni vicine ma la "normalità" è lontana • Il bavaglio alla stampa • Ordinaria impunità 2009 • Apocalisse a Baghdad • Reportage dalla guerra "finita" • Ostinata informazione • Nelle strade di Baghdad • Baghdad la speranza • Figlie di un dio minore • Falluja, senza i marines • Prima assoluzione per Tareq Aziz • Maliki alla prova delle urne 2008 • Autogolpe del premier al Maliki • L'ultimo show del presidente Bush • Kirkuk, massacro nel caffé del dialogo • Giulietta in Kurdistan • Kurdistan, infibulazione in prima pagina • Erbil, uno stato che galleggia sul petrolio • Stiamo andando verso la divisione dell'Iraq • Passa il patto militare ma con referendum • Sofa, il ritiro dei marine • Cambio del guardiano • Galera con abusi per piccoli iracheni • Azzardo americano, e i sunniti esultano • Resa dei conti tra sciiti e sunniti • Tareq Aziz rinnegato • Obama prepara il dopo Bush • Lustro di guerra • Baghdad, città senza speranze • La sporca eredità di Bush • Inferno nei mercati • Bush oltre Bush • Zarqa, la città degli iracheni invisibili • I traduttori sono "traditori" 2007 • Da donne a merci • La grande fuga finisce a Damasco • L'Italia e il boia • Razzie dei siti archeologici • I fallimenti di Bush • Il Tigri, l'Eufrate e niente da bere • Iraq, la bandiera dell'oro nero • "Non siamo bottino di guerra" • Baghdad, quattro anni di agonia • Baghdad, quattro anni fa • Se l'embedded trionfa 2006 • Risveglio all'inferno • Iraq, il fallimento americano • 4 marzo 2006 • Senza veli 2005 • Un giorno storico • Senza diritti • Un Iraq teocratico • Steven • Ricordo di Adnan • La mia verità • A Sadr city i pazienti sciiti aspettano 2004 • Le mani sull'Iraq • Raid al napalm su Falluja? • La lenta agonia di Falluja • Una vita in Iraq. Vissuta pericolosamente • Due milioni di ostaggi a Sadr city • Baghdad muore nella morsa della guerra • Donne di pace • A Falluja, la resistenza degli emiri • Il pennello del Profeta • Io, una donna torturata a Abu Ghraib 2003 • Nel pantano iracheno • La devoluzione kurda • Iraq, la guerra delle moschee • La colletta di Madrid • Iraq, i mercenari del petrolio • Violenza sessuale in aumento nell'Iraq occupato • Tra le macerie dell'Iraq • Nasiriya, «rossa» e ribelle, il rischio dei militari italiani • Storia di due stupri nell'Iraq occupato • Si chiama al Wardhia la Cernobyl irachena • Mattatoio Baghdad, dove i medici sono becchini • Reportage dal cielo vietato 0 • La linea rossa dell'impunità
Islam 2010 • A Grpund zero la moschea è utile • Il velo dell'ipocrisia in difesa dell'identità 2009 • Svizzera: no ai minareti sì all'export di armi 2006 • La “laicità” delle banlieue • L'ora di Corano • La sfida islamica nelle banlieues
Libano 2007 • L'incerto bilancio del Libano "italiano" 2006 • Italiani bravi clienti • Segnali dal Libano
Migranti 2008 • Il filo spinato del supersindaco • Lampedusa, un mondo a parte • Lampedusa, l'incognita blu
ostaggi 2008 • Con Ingrid libera liberiamo tutti gli ostaggi • Bentornata Ingrid
Pacifismo 2007 • Porto rico contro l'arruolamento • Vieques, paradiso caraibico con bomba
Palestina 2009 • Gaza, la rabbia di Ramallah 2008 • Con il pretesto di annientare Hamas 2006 • Palestina, il lavoro è una chimera • Il governo islamista fra estremismo e moderazione • Palestina in ginocchio, manca anche la benzina
Somalia 2008 • Gli ostaggi scomparsi nell'inferno somalo
Spagna 2009 • Il Pp riprende la Galizia, ii socialisti avanzano in Euskadi • Euskadi vicino a Madrid • Dalle urne un parlamento virtuale • Paesi baschi anno zero
Terrorismo 2009 • Yemen, il terzo fronte
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Missione incompiuta
Ritiro americano anticipato
Barack Obama ha anticipato i tempi, anche se di poco. Ieri le ultime truppe combattenti Usa hanno lasciato l'Iraq via Kuwait. Evidentemente il presidente statunitense aveva fretta di porre fine alla missione irachena, una guerra folle di Bush che non aveva condiviso, anche se il ritiro è parziale fino al 2011. Il calendario delle guerre deve rispettare le esigenze dell'agenda politica degli Stati uniti (elezioni di medio termine).
«Iraqi freedom» termina senza che l'Iraq abbia ritrovato la sua libertà proprio come le truppe occidentali avevano concluso la missione «Restore hope» fuggendo da Mogadiscio senza che la Somalia avesse ritrovato la speranza. Del resto non abbiamo mai pensato che potessero essere i bombardamenti a portare libertà e speranza. Bombardamenti che il movimento pacifista a livello mondiale aveva cercato di impedire, senza riuscirci e diventando a sua volta vittima di questa follia distruttrice.
Obama ritira il grosso delle truppe in un momento cruciale per l'Iraq: il terrorismo ha ricominciato a mietere vittime mentre la mancanza di un governo (a oltre cinque mesi dalle elezioni) crea un pericoloso vuoto di potere e la ricostruzione del paese distrutto dalla guerra non è nemmeno ricominciata. Forse Obama temeva che qualcuno gli avrebbe chiesto di rimanere, come aveva già fatto il capo di stato maggiore iracheno, ma sarebbe stata una trappola. Mesi, anni in più non avrebbero permesso a Obama di affermare «missione compiuta» (come aveva prematuramente annunciato Bush il 1 maggio del 2003), così come non potrà mai dire di aver vinto la guerra in Afghanistan. E tuttavia Obama lascia l'Iraq per investire sulla cattura di Osama bin Laden e dei suoi seguaci. In Afghanistan più che incompiuta la missione si presenta impossibile, come testimonia la storia di quel paese.
Gli iracheni festeggeranno la partenza delle truppe di occupazione, come hanno già celebrato alla fine di giugno il ritiro dei soldati dalle città, ma c'è poco da festeggiare. E non solo perché 50.000 soldati restano in Iraq e con loro decine di migliaia di mercenari, ai quali è affidato anche il controllo dei pozzi petroliferi, l'enorme risorsa economica del paese. Sette anni e mezzo di guerra e occupazione hanno lasciato profonde ferite, hanno distrutto risorse materiali e umane. Su tutte e due i fronti: quello degli aggressori e quello degli aggrediti. 4.415 sono i soldati americani caduti mentre le vittime irachene non si contano nemmeno, secondo la rivista Lancet sono circa 600.000.
Non è bastata la caduta di Saddam per ritrovare la libertà, le dinamiche di violenza che si sono scatenate nel paese - forse inevitabili - hanno portato a conflitti etnici e confessionali non ancora risanati. Chi ha puntato sulla divisione del paese ha alimentato e alimenta violenti scontri di potere. Con tutti i mezzi. Anche finanziando i gruppi di al Qaeda arrivati in Iraq dopo la caduta di Saddam approfittando delle frontiere incontrollate. Le truppe se ne vanno abbandonando un paese senza infrastrutture: manca l'elettricità, l'acqua, i servizi sociali e sanitari, il lavoro e la sicurezza.
La fine della dittatura di Saddam non ha portato nemmeno la fine delle condanne a morte. Quale libertà può nascere con lo spauracchio della forca?
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